Coronavirus in gravidanza

di Dott. Francesco Matrullo · 18 Aprile 2020

Le conoscenze sono limitate e in costante aggiornamento.

La pandemia da Sars- Cov-2 presenta notevoli differenze rispetto alle precedenti epidemie da altri coronavirus Sars-Cov e Mers-Cov. Il coronavirus  Sars COv 2  che probabilmente è ospite del pipistrello ,ha subito il cosiddetto “salto di specie”, cioè è diventato in grado di infettare l’uomo, con un meccanismo ancora non conosciuto. Questo virus presenta mutazioni in alcuni punti del sito della proteina S  Spike,   che è quella che ”aggancia” le cellule delle vie respiratorie dell’uomo. Ci sono 6 mutazioni in questo punto e altre 2 che attivano il passaggio del virus nelle  cellule , che sono probabilmente avvenute negli ultimi mesi e che lo rendono, pertanto ,cosi pericoloso.

Il virus era già presente in Europa   sin da fine dicembre  inizi di gennaio  ,nelle zone ove si sono verificati i primi cluster (Lombardia). Le informazioni sinora giunte sul Coronavirus in gravidanza, indicano che l’evoluzione dell’infezione è solitamente lieve-moderata, così come per i neonati e bambini, l’evoluzione sembra, allo stato delle attuali conoscenza non aggressiva. Il nuovo coronavirus si trasmette da uomo a uomo, tramite le goccioline di saliva (droplets) e per contatto diretto. La contagiosità avviene anche attraverso la mucosa oculare ,  Il virus ha uno spiccato tropismo per i recettori ACE2, presenti nei polmoni e nell’apparato gastrointestinale(così si può spiegare la presenza del virus nelle feci).

La contagiosità è elevata, in considerazione della totale assenza di immunità da parte della popolazione nei confronti di questo virus. Gli ospedali sono un nodo importante nella diffusione dell’infezione, ogni azione dovrebbe essere improntata a ridurre al minimo l’accesso e la permanenza in questi luoghi, in modo da ridurre al minimo il rischio di contagio sia per l’utenza che per i sanitari. E’ possibile essere infetti e asintomatici, la trasmissione dell’infezione può anche avvenire anche da un soggetto asintomatico, pur essendo meno probabile, rispetto al soggetto sintomatico. Sono stati comunque riportati in letteratura casi di infezioni anche gravi, trasmesse da soggetti asintomatici o paucisintomatici.

Il tempo medio di incubazione è stimato in 4,9 giorni (da 4,4 a 5,5), la misura di restrizione di 14 giorni è ritenuta comunemente  corretta, anche se sono stati riportati diversi casi di persistenza della positività anche dopo un mese. La   maggiore gravità in gravidanza   dell’influenza stagionale, suina e delle precedenti epidemie di Sarse e Mers., non è fortunatamente confermata nell’infezione da Covid19. Tra tutte le donne gravide affette da Covid 19 che hanno partorito in Cina tra gennaio e febbraio, e  dai dati al momento disponibili, non è stato riportato alcun decesso. Le donne sono guarite, ed hanno partorito figli sani, tutti i parti sono avvenuti con taglio cesareo (la polmonite da coronavirus è stata l’unica indicazione al taglio cesareo).

In nessun caso il virus è stato isolato nel liquido amniotico, sangue cordonale, latte materno, feci o tampone faringeo del neonato. Per un singolo caso è stata riportata la trasmissione verticale materno fetale intrauterina o intrapartum, ma, l’opinione degli esperti indica che è improbabile che il feto si sia infettato in gravidanza. La spiegazione del decorso benigno dell’infezione in gravidanza   e della mancata trasmissione verticale al feto è da ricercare nel fatto che il recettore del virus, identificato come la proteina ACE2, non   sembra essere presente nell’interfaccia materno fetale (a differenza di quanto avviene ad esempio in corso di infezione da Zika). Queste informazioni sono da prendere con cautela, sia per l’esiguo numero di pazienti riportate, che per la breve esposizione al virus (ultimi mesi di gravidanza).

Non si conosce quali possano essere gli effetti dell’infezione contratta nelle prime fasi della gravidanza. L’assenza di trasmissione verticale, rende improbabile la contaminazione del feto durante il passaggio attraverso il canale del parto, pertanto, sulle basi delle attuali conoscenze non è controindicato il parto vaginale. Il rischio per il neonato deriva eventualmente dalla non stretta osservanza   delle misure igieniche per la prevenzione della trasmissione del virus. E’ in corso uno studio coordinato dall’Isituto   Superiore di Sanità   dell ’ Italian  Obstetric  Surveillance System (ItOSS), in cui  vengono eseguiti  a pz. Covid,    tampone vaginale ,tampone rettale ,tampone naso faringeo, tampone placentare, biopsia placentare, studio istologico della placenta, ricerca del virus nel latte materno e tampone nasofaringeo del neonato, con gli obiettivi di definire l’incidenza delle infezioni da virus Sars-Cov2,  e descrivere gli esiti materni e neonatali .

Per quel che riguarda la popolazione pediatrica e quindi anche i neonati  , i dati della letteratura dimostrano che la malattia evolve  più benignamente rispetto agli adulti, senza casi gravi o ricoveri in TIN. Si nota una maggiore durata dell’eliminazione virale rispetto alla popolazione adulta, tramite feci e secrezioni nasofaringee, anche in soggetti completamente asintomatici. Anche il quadro di interessamento polmonare sembra diverso rispetto a quello degli adulti: in 20 bambini (di età compresa tra 1 giorno e 14 anni,) positivi al virus e con segni respiratori, si vede che il 65% si infetta dai familiari, presenta febbre e tosse( 60%),mostra quadri clinici lieve moderati, ha  coinfezioni virali o batteriche, nel 30% dei casi la TAC del torace mostra  un interessamento unilaterale , nel 50% bilaterale, nei 20% nessun interessamento.

Tutti guariscono senza sequele, dopo un periodo di ricovero di 13 giorni in media. Per quanto riguarda inoltre l’allattamento ci sono posizioni divergenti, tra chi, in assenza di prove di efficacia raccomanda la separazione del neonato dalla madre per due settimane, e chi, in analogia con quanto avviene in caso di altre infezioni che si trasmettono tramite droplets   e, in considerazione del passaggio di anticorpi da madre positiva a lattante, raccomanda invece la prosecuzione dell’allattamento, seguendo scrupolosamente le precauzioni igieniche previste. In nessun caso il virus è stato isolato nel latte materno.

Sulla base di questi dati molte società scientifiche non controindicano   l’allattamento al seno, purchè   la madre rispetti l’igiene delle mani prima e dopo la poppata ed indossi la mascherina chirurgica durante la poppata.

Ho preferito trattare questo argomento, perché di grande attualità e foriero di ansia da parte delle pazienti in gravidanza, che spero, almeno in parte di aver sedato.

Dott. Francesco Matrullo

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