Cos’è l’endometriosi

di Dott. Francesco Matrullo · 8 Marzo 2020

L’endometriosi è una patologia che affligge circa il 10 delle donne.

E’ una malattia ad esordio subdolo, a decorso  cronico, caratterizzata dal fatto che si manifesta nella vita fertile della donna e non da tregua sino alla menopausa.

E’ caratterizzata dalla localizzazione dell’endometrio, che normalmente riveste la cavità uterina, al di fuori della sua sede naturale. Si possono trovare focolai endometriosici in sede ovarica,ove può dare esito a cisti più o meno voluminose (endometriomi), in sede peritoneale, ove può favorire la presenza di noduli sia superficiali che profondi che determinano aderenze tra l’utero le ovaie e l’intestino, sulla sierosa che riveste il retto(endometriosi del setto rettovaginale), in corrispondenza delle vie urinarie (ureteri e vescica). Sono stati descritti focolai endometriosici anche al di fuori della pelvi, ad esempio in sede toracica, e in corrispondenza delle cicatrici laparotomiche.

Esiste inoltre una localizzazione che coinvolge direttamente il muscolo uterino o miometrio, detta adenomiosi.

I focolai endometriosici, ovunque siano localizzati,come l’endometrio, sono strettamente correlati alla produzione ormonale di estrogeni ed al ciclo mestruale.

Il normale sfaldamento dell’endometrio che si verifica durante il ciclo mestruale, comporta un analogo sanguinamento in corrispondenza dei focolai localizzati in sede eterotopica.

Non sono stati chiariti con precisione i meccanismi patogenetici,

tuttavia le possibili spiegazioni della sua comparsa comprendono:

mestruazione retrograda, che si verifica quando, durante il flusso mestruale, alcuni frammenti di tessuto dell’endometrio, anziché essere eliminati all’esterno, si muovono in senso inverso risalendo nella regione pelvica attraverso le tube di Falloppio. Queste cellule endometriali aderiscono alla parete della pelvi o sugli organi in essa contenuti, come le ovaie o la vescica, e crescono. Mensilmente, in corrispondenza del flusso mestruale causano delle pseudo mestruazioni nelle sedi in cui si trovano

  • trasformazione di cellule peritoneali o embrionali,si ipotizza che fattori ormonali o immunitari possano promuovere la trasformazione di cellule peritoneali o embrionali in cellule endometriali (metaplasia celomatica)
  • trasporto di cellule endometriali, si ipotizza che le cellule endometriali possano essere trasportate fuori dalla cavità uterina attraverso i vasi sanguigni o il sistema linfatico
  • impianto da ferita chirurgica, a seguito di un intervento chirurgico che coinvolge l’utero, come il parto cesareo o l’isterectomia, le cellule endometriali possono attecchire in corrispondenza dell’incisione chirurgica
  • disordini del sistema immunitario, si ipotizza che possano ostacolare il riconoscimento e la distruzione di tessuto endometriale che cresce al di fuori dell’utero
  • agenti chimici e ambientali,come ad es. la diossina. Studi clinici condotti su animali esposti ad alte dosi di diossina,hanno evidenziato lo sviluppo di focolai endometriosici. Questa teoria non è stata provata per la specie umana
  • Ad oggi, nessuna di queste ipotesi è in grado di spiegare l’origine dell’endometriosi e probabilmente più fattori concorrono a determinarla.

L’endometriosi si manifesta clinicamente con dismenorrea (dolore mestruale),dispareunia (dolore durante i rapporti sessuali),dolore pelvico cronico, e in caso di coinvolgimento di altri apparati , dischezia  (dolore durante la defecazione),rettorragia,diarrea o stitichezza, dolori alla vescica durante la minzione.

Spesso anche questi sintomi si manifestano in concomitanza con i giorni della mestruazione.

L’infiammazione peritoneale, l’infiltrazione diretta dei nervi, il danno

tissutale, il rilascio di mediatori chimici del dolore, la formazione di aderenze e retrazioni cicatriziali o la rottura dell’endometrioma sono i possibili meccanismi responsabili della sintomatologia dolorosa.

Purtroppo, a volte questi dolori sono così intensi da risultare debilitanti e alterare la qualità della vita . Questo si traduce in un impatto concreto sulla vita quotidiana.  I dolori cronici dell’endometriosi possono compromettere la costanza nello studio o nel lavoro, impedire il normale svolgimento delle attività domestiche, ostacolare la vita affettiva e di relazione,compromettere la vita sessuale.

Il disagio psichico, spesso sotto forma di stato depressivo,deriva per queste donne dall’impossibilità di comunicare pienamente la propria condizione ai familiari,sul posto di lavoro e ai medici addirittura, per la paura di non essere credute o di subire una banalizzazione del loro problema.

L’endometriosi è inoltre  associata spesso  a sterilità , (si stima che il 30-40% delle donne infertili soffra di endometriosi), questo argomento,

comunque sarà oggetto di un prossimo articolo.

La sintomatologia, come dicevo può essere subdola e aspecifica, per cui molte donne si recano dal medico molto tempo dopo l’esordio.

Inoltre ,spesso ,dagli operatori non viene dato il giusto peso ai disturbi riferiti dalle pazienti, che vengono minimizzati ed ascritti a generici disturbi psicosomatici.

Secondo i dati della letteratura, occorrono mediamente circa 10 anni per fare diagnosi e quindi sottoporre a terapia le pazienti affette da endometriosi, in quanto occorrono mediamente  4,7 anni prima che la paziente consulti il medico e 4,6 anni per l’identificazione e la conferma della diagnosi, dopo una media di circa 5 medici consultati.

Il sospetto diagnostico si basa oltre che su  un’accurata raccolta dei dati anamnestici e dei sintomi clinici che comporta un’adeguata capacità di “ascolto” da parte degli operatori sanitari, sulla visita ginecologica che può dare indicazioni su un’eventuale endometriosi con localizzazioni a livello vaginale, retto-vaginale o del collo dell’utero, sull’ecografia tranvaginale che consente di individuare ad es le cisti endometriosiche, l’adenomiosi e,da parte di operatori dedicati anche alcune localizzazioni al di fuori dell’apparato genitale,quale ad es. l’endometriosi del setto retto-vaginale.

In caso di sospetto di localizzazione “profonda” della malattia è utile il ricorso alla Risonanza magnetica nucleare.

Non esistono markers sierologici specifici, anche se spesso si fa ricorso al dosaggio del Ca125, che aumenta in caso di cisti endometriosiche o di endometriosi estesa. Un valore normale del Ca125, però, non esclude la presenza di endometriosi.

La laparoscopia diagnostica, attraverso l’esplorazione diretta del cavo peritoneale ed il prelievo bioptico consente di fare con certezza la diagnosi di endometriosi.

Esiste una graduazione della malattia a seconda della sua estensione,

(4 stadi secondo l’American Fertility Society). I diversi stadi delle lesioni non sono correlati con l’entità della sintomatologia clinica.

Risulta quindi fondamentale sottolineare l’importanza di una presa in carico  precoce della paziente a 360°, in un’ottica multidisciplinare che tenga conto dell’interazione tra fattori organici, psicologici e sociali nella complessità della risposta sessuale e del sintomo doloroso,in quanto una precoce terapia consente un miglioramento della sintomatologia e della qualità di vita di queste pazienti.

Dott. Francesco Matrullo

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